Se la tecnologia sposa la moda

Dal fortunato connubio tecnologia –moda nascono tessuti in grado di mantenerci costantemente al fresco durante le giornate torride.

Alla Stanford University stanno lavorando per cambiare le nostre abitudini. Infatti, un team di ricercatori sta lavorando a un tessuto rivoluzionario che nasce dal polietilene: la comune plastica.

Certo che la nostra mente fa fatica a immaginare un tessuto fatto di plastica che possa mantenerci freschi. Ma la scienza e la tecnologia riescono a fare questo e tanti altri miracoli, perciò da domani i nostri abiti saranno di polietilene.

D’altra parte è passato già circa un decennio da quando abbiamo visto per la prima volta un vestito il cui tessuto era pieno di fili e sensori per monitorare costantemente la pressione, il battito cardiaco, la temperatura e quant’altro.

E per lavare questo tecnologico vestito? Niente paura, tutto l’apparato si poteva agevolmente sfilare.

Per confezionare il vestito che indosseremo nelle giornate calde, invece, i cervelloni di Stanford hanno fatto ricorso alla nanotecnologia, ossia dell’ambito scientifico in grado di manipolare la materia su scala atomica o molecolare.

Gli scienziati sono partiti dall’assunto che il nostro corpo, al pari di tutti gli oggetti, emana calore sotto forma di raggi infrarossi.

Questo calore non si disperde quando siamo vestiti. Perciò, unendo la nanotecnologia all’abbigliamento tradizionale, sono riusciti a trovare il sistema per consentire al calore di abbandonare il corpo anche da vestiti.

Come sono riusciti nell’impresa gli scienziati di Stanford?  Facendo un mix, ossia grazie a una combinazione fotonica, chimica e nanotecnologica.

Hanno ideato un materiale opaco alla luce visibile, ma trasparente negli infrarossi. In pratica hanno inserito uno strato a maglia di cotone racchiuso tra due fogli di polietilene (il polietilene a nanopori – nanoPE).

Si tratta di una particolare di pellicola con fori microscopici, dai 50 ai 1000 nanometri, attraverso i quali passa la luce infrarossa, ma passa la luce visibile. Ovviamente noi all’esterno vedremo un normalissimo tessuto di cotone.

Un ricercatore che ha partecipato allo studio, Yi Cui, spiega: “Se si può raffreddare la persona piuttosto che l’edificio in cui lavora o vive, si otterrà un risparmio di energia”.

Questo significa che l’implicazione della scoperta non è solo “modaiola” ma, come tecnologia che permette una riduzione dei consumi energetici, assume un’importanza strategica per la lotta alle emissioni di gas a effetto serra.

Redazione News24G

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