La Corte di giustizia europea ha invalidato il “Safe Harbor”, ovvero l’ “Approdo sicuro”, l’accordo del 2000 che ha regolamentato il passaggio dei dati  negli ultimi 15 anni tra Stati Uniti e Unione Europea.

La Corte ribadisce che le “norme che consentono alle autorità pubblica di avere accesso su base generalizzata al contenuto delle comunicazioni elettroniche compromettono l’essenza del diritto fondamentale al rispetto della vita privata”.

In sintesi, le garanzie sulla privacy offerte dai colossi tecnologici Statunitensi quando fanno transitare i dati dall’Europa non sono sufficienti.

Le conseguenze per i colossi hi-tech ora sono enormi e possono portare aziende come Facebook, Google o Apple a riorganizzare il modo in cui operano all’interno dell’Unione europea. “Questo giudizio traccia una linea precisa. Chiarisce che la sorveglianza di massa viola i nostri diritti fondamentali. La decisione mette anche in evidenza che i governi e le aziende non possono ignorare il nostro diritto alla privacy, ma devono sottostare alla legge e rispettarla” ha dichiarato Maximilian Schrems, colui che, grazie alle sue iniziative, ha portato a tale sentenza.

Redazione News24G

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